La lingua ammanettata
A Travaglio viene in mente il triste “Vent’anni dopo” di Dumas, a Statera, più esigente in citazioni, “E’ già ieri”, il remake del film americano “Ricomincio da capo”, con Andie MacDowell. Pure Di Pietro pare reduce da una beauty farm berlusconiana: “Mi sento ringiovanito di vent’anni…”. Ieri, sui giornali, era la sagra dell’“ancora tu (non dovevamo vederci più)”? Tutto un tintinnare di manette: quelle reali, ai polsi degli indagati scattate; quelle virtuali, sui meglio editoriali accasate.
15 AGO 20

A Travaglio viene in mente il triste “Vent’anni dopo” di Dumas, a Statera, più esigente in citazioni, “E’ già ieri”, il remake del film americano “Ricomincio da capo”, con Andie MacDowell. Pure Di Pietro pare reduce da una beauty farm berlusconiana: “Mi sento ringiovanito di vent’anni…”. Ieri, sui giornali, era la sagra dell’“ancora tu (non dovevamo vederci più)”? Tutto un tintinnare di manette: quelle reali, ai polsi degli indagati scattate; quelle virtuali, sui meglio editoriali accasate. Per sottolineare il concetto, sulla prima pagina del Fatto – a parte il raggelante titolo “Vanno a prenderli uno per uno” (Jawohl, Kapò!) – un bel paio delle stesse illustrava la pagina (in ideale contrapposizione col titolo del Giornale: “Manette a gogò”, ma si può dare di più). Su Rep. trionfa Statera, col supporto del sempreverde Colaprico: “Ora e sempre Tangentopoli”. A leggerlo, pare Elia sul Monte Carmelo: “Poi non dite, per favore, che è la nuova Tangentopoli. E’ peggio, molto peggio… Macché ‘a volte’ ritornano. [**Video_box_2**]Ritornano ‘sempre’. Perché mai se ne sono andati”. Non batte dove il dente duole, la lingua, piuttosto batte l’antica strada conosciuta. Strada linguistica. Botta di giovinezza, su titoli e pezzi. Ecco: “La paura di Berlusconi: ‘Con l’aria che tira anche io andrò in galera’”. Stella sul Corriere: “Come prima, più di prima” (ti ameròòòòò). Sorgi sulla Stampa: “Un nuovo tsumani”. Cronaca: “Nei palazzi del potere romano il fantasma di Mani pulite”. Altra cronaca: “In Parlamento torna la paura”. La solita loggia evocata – sempre Grande Loggia, pure se loggetta o solo terrazzetta. Al Cav. che si avvia ai servizi sociali l’urlo “A San Vittore!”, perfettamente evocativo del classico “Abbiamo un sogno nel cuore / Bettino a San Vittore!”. Giusto “Romanzo criminale bipartisan” del Fatto ha il pregio della novità: ma solo perché vent’anni fa De Cataldo ancora non c’era. Se tornano le manette, torna pure il manettaro. Vent’anni dopo. Peggio di prima.